_10394 ok RID

L’obiettivo primario di SMARTPATH è di fornire Diagnosi Anatomo-patologiche nel più breve tempo possibile e con il più elevato livello di “qualità” che le attuali conoscenze e tecnologie mettono a disposizione.

Per questo, SMATPATH si dota delle migliori professionalità e strumentazioni, in grado di garantire la necessaria accuratezza nell’esecuzione dei prelievi e nell’allestimento dei preparati.

L’elemento centrale per la qualità delle diagnosi resta però, ovviamente, la professionalità del Patologo chiamato a “leggere” i preparati ed a mettere in relazione le sue osservazioni microscopiche con i dati clinici disponibili.

Richiamiamo qui di seguito le conclusioni che un noto collega italiano poneva al termine di un lungo articolo di riflessione sulla natura delle diagnosi anatomo-patologiche e sul ruolo dei patologi:

“….  in conclusione la diagnosi istopatologica:

1) è un atto medico a tutti gli effetti in quanto incide direttamente sullo status del paziente indicandone la prognosi, la predittività e l’orientamento terapeutico da adottarsi ed è il frutto di una scelta tra varie opzioni diagnostiche;

2) di conseguenza non va considerato alla stregua di un dato di laboratorio essendo il tempo laboratoristico meramente strumentale alla lettura ed alla interpretazione del dato morfologico;

3) pertanto, stando così le cose all’operatore istopatologo, al pari del collega clinico, vanno forniti, all’atto delle sue valutazioni diagnostiche, tutti i dati clinici (anamnestico-obbiettivi), strumentali e di laboratorio inerenti al caso in esame;

4) la diagnosi istopatologica non è tutta luce, ma presenta dei recessi oscuri, dovuti alla incapacità dei mezzi disponibili di correttamente e con certezza interpretare alcuni reperti. Nascono, così le vie di fuga (escape routes) che tendono a mascherare queste insufficienze sotto il nome di LMP (low malignant potential), UMP (uncertain malignant potential), borderline etc.

5) Esiste, pertanto, una gradualità di certezza nella diagnosi istopatologica che va trasmessa al destinatario e che da quest’ultimo va percepita, che si esprime con termini aggiuntivi a seconda del livello di convinzione dell’operatore di fronte alla diagnosi proposta: le diagnosi senza alcuna aggettivazione sono indicative di piena convinzione;in quelle “compatibili con”: qualche lieve perplessità comincia a farsi strada; nelle “suggestive di” le perplessità sono più consistenti; “opinione diagnostica” lascia il campo aperto a varie interpretazioni.

6) la variabilità dei meccanismi patogenetici, di cui in ultima analisi conosciamo ben poco, fa sì che i quadri morfologici non sono sempre identici nella qualità e nella quantità delle varie componenti, il che produce la nascita (e la morte) delle cosiddette varianti e la quadriglia periodica delle classificazioni in cui i vari istotipi passano da una casella tassonomica a un’altra con la leggerezza di un changez la femme (la papulosi linfomatoide, la malattia di Castelman, la linfoadenopatia angioimmunoblastica sono linfomi un giorno si e uno no!).

7) Quello dell’istopatologo è un mestiere bellissimo, perché è difficile e non conosce routine, specialmente quando si è patologi “generalisti” (quali ci compiacciamo di definirci) in cui la mancanza della costrizione specialistica e un ragionare di ampio respiro non ancora (per quanto?) sopraffatto dalla tecnologia, consentono lo spaziare da un campo all’altro, perché, come diceva Virchow, la Patologia è una (e io aggiungerei indivisibile), dove le combinazioni sono pressoché illimitate ed in cui gli esami non finiscono mai, ma vanno affrontati con grande umiltà d’animo abbandonando lo spirito dell’ipse dixit, che anima, talvolta, qualche mio paludato collega.

… “

 Al di la dell’essere d’accordo, o meno, su queste conclusioni, riteniamo che per migliorare in senso assoluto la qualità e la completezza di un referto occorra:

  • Disporre di un gruppo di Patologi, sia “generalisti”, sia “specializzati”, con un altissimo livello di esperienza
  • Fornire loro, insieme ai quesiti diagnostici ed ai preparati cito-istologici, tutta l’informativa clinica disponibile e gli strumenti per reperirne ulteriore
  • Garantire la possibilità di ottenere in tempi rapidissimi nuovi preparati, per esempio con colorazioni immuno-istochimiche
  • Mettere a disposizione strumenti software per l’analisi automatica, principalmente quantitativa, delle immagini
  • Organizzare il processo di lettura sul modello della “diagnosi cooperativa”, ovvero sulla costanza nel ricorso alla doppia diagnosi o alla seconda opinione

Questi, in sostanza, sono i punti sui quali SMARTPATH ha definito la propria strategia di ricerca della migliore qualità delle diagnosi.

Gli elementi fondamentali che ci consentono di dare concretezza ai suddetti obiettivi sono:

  • Le modalità ed i protocolli per l’esecuzione dei prelievi e la raccolta delle notizie cliniche
  • Il livello tecnologico del laboratorio e la professionalità degli addetti
  • L’utilizzo della digitalizzazione delle immagini dei vetrini, che consente di superare i vincoli “fisici” tipicamente rappresentati dall’utilizzo del solo microscopio e di estendere virtualmente la consultabilità di un vetrino all’intera comunità dei patologi mondiali

START TYPING AND PRESS ENTER TO SEARCH